Alec Empire | live @ Flog, 23feb2008

Pubblicato lunedì, 25 febbraio 2008

Avevo visto Alec Empire a Pistoia ai tempi di Futurist, un album che era la summa del suo rifiuto anarco punk, e che rischiava di trasformarsi in un vicolo cieco creativo: quanto ancora avrebbe potuto strillare il teutonico prima di diventare la parodia di sé stesso? Che abbia fiutato o meno il pericolo, di fatto Alec Empire è giunto ad una svolta radicale nella sua carriera artistica, declinata tanto in studio quanto in dimensione live.


alecempire1.jpgAlec ha comprato un vecchio sintetizzatore russo e assieme a Nic Endo, l’algida e affascinante compagna di sempre, ha cominciato a fare qualcosa di radicalmente diverso dal tecno-punk ultra accelerato che è il marchio di fabbrica suo come lo era stato degli Atari Teenage Riot ai tempi. Qualcosa che suona nuovo e datato al tempo stesso: il carisma e la convinzione dell’artista maturo che tenta un approccio inedito alla musica.

Il nostro sul palco della Flog è statuario, occhiali da sole avvolgenti, capelli scomposti e muso duro: ricorda molto Lou Reed, e a sentire il timbro vocale e l’incedere delle liriche, la somiglianza non si ferma all’aspetto. Sul versante musicale sembra una versione aggiornata e potenziata degli Alien Sex Fiend, con Nic Endo a controllare le macchine e l’apporto inedito e “pesante” di un chitarrista, che dà al tutto un’atmosfera rock mai vista per Alec Empire. Anche il disegno luci è molto curato, con le stelle a quattro punte – logo di Alec – illuminate un po’ ovunque: ce n’è una perfino sotto la base del microfono, e non ci stupiremmo a un certo punto di vedergliene un paio al neon sotto le ascelle. Il concerto propone tutto il nuovo album, The Golden Foretaste of Heaven, e solo nel finale trovano posto un paio di canzoni dal vecchio repertorio, perfettamente integrate col nuovo mood di Empire, che avrà anche bisogno di prendere un po’ più di confidenza con la sua voce finalmente modulata, ma che di sicuro ha già fatto un enorme balzo evolutivo in quanto a “umanità”. È lui stesso il primo ad accorgersene, e instaura col pubblico un feedback continuo e appassionato, cosa che non sempre gli riusciva in passato. Resta intatta tutta l’aggressività e l’insofferenza che gli sono caratteristiche, ma a fine concerto le orecchie sono ancora sane e non si avverte la sensazione, provata altre volte, di essere stati in gita all’inferno.

Forse a qualcuno questa svolta non piacerà, forse Alec Empire ha abdicato dal trono di musicista più violento della Terra, ma di sicuro non da quello di più coraggioso. E in musica chi non si evolve muore.

Ah, c’era Tying Tiffany ad aprire la serata, ma io no…

Commenti

Vuoi dire la tua?