Body World di Dash Shaw

Pubblicato domenica, 10 maggio 2009

Andando a spulciare le nominations per i prossimi Eisner Awards – l’Oscar del fumetto – mi sono accorto dell’inclusione di una categoria che in effetti mancava all’appello e scalciava per un riconoscimento: quella per i migliori web comics, fumetti pubblicati direttamente su Internet.

Come è lecito immaginare, questo mezzo è arrivato in soccorso soprattutto dei molti autori indipendenti o esordienti che stentano a trovare un editore che li pubblichi. Ma se in molti fanno uso del web come di una mera tavola – con l’unica differenza che è digitale e non di carta – alcuni autori più sensibili stanno cercando di esplorare le potenzialità di un mezzo che offre nuovi modi di fruizione. È il caso di Body World, che tra quelli che ho letto finora è il più potente sia sul fronte della storia che dei disegni.

Sono rimasto basito quando ho scoperto che Dash Shaw, autore-disegnatore di Body World, ha appena 26 anni ed ha collezionato una menzione tra i dieci autori da tenere d’occhio allo Small Press Expo quando ne aveva ancora 19. Mi sembrava troppo giovane per maneggiare con tanta disinvoltura un protagonista, Paulie, che sembra il risultato delle farneticazioni di Timothy Leary ad un picnic con Terrence McKenna e William Burroughs.

Un personaggio che affronta un’avventura paradossale in un futuro molto, troppo simile al presente.

Paulie è un botanico che gira gli States per mappare gli effetti delle sostanze stupefacenti sul corpo umano, ma quella che suona come una missione scientifica è più che altro una scusa per fumarsi qualsiasi vegetale terrestre e non. E forse non è un caso che il motto di Paulie, “go in to get out”, sia così simile a quello che accompagnò la crociata di Leary in favore dell’LSD, “turn on, tune in, drop out”.

Non voglio dire che Body World sia un capolavoro, ma su di me ha avuto un effetto ipnotico come non mi capitava dai tempi di David Boring. Il plot è sgangherato e avvincente, costruito con ricchezza di elementi da family drama, genere prediletto da Shaw, avvolti in un mantello fantascientifico che è più un pretesto che un impianto di genere. I disegni sono non meno sghembi dei testi, fatti di poche linee spigolose e nette, ma servono egregiamente il plot, impreziositi da un uso del colore allucinante. I viaggi lisergici in cui le sensazioni di Paulie e compagnia si sovrappongono, si mischiano e si confondono, vengono resi benissimo grazie alla sovrapposizione di più disegni grazie a Photoshop. Aldilà della notevole qualità pop dell’opera in sé, dunque, c’è tutta una serie di trovate dell’autore che servono la trama, anziché essere solo compiacenti virtuosismi. Tra le caratteristiche che fanno di Body World una perla di innovazione nel fumetto odierno è poi da annoverare il meccanismo di scorrimento delle tavole: il fumetto scorre in verticale senza soluzione di continuità (si cambia pagina solo per questioni di “peso”), ed è evidente la consapevolezza di Shaw nel costruire le vignette perché siano scorse con la rotella del mouse, e non perché vengano stampate su pagine da girare una dopo l’altra. Le sequenze assumono così un ritmo completamente nuovo rispetto all’albo classico, e non è difficile credere che Body World contribuirà non poco alla diffusione di questo stile (onore e merito a Gipi e Makkox che hanno avuto la stessa intuizione).

Infine, ultimo motivo di grande pregio per Body World: è gratis.

Body World

 


 

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