Giardini di Mirò vs. Il Fuoco | live @ Viper, 25gen2008

Pubblicato domenica, 27 gennaio 2008

In Germania non sai mai quante sigarette ci trovi dentro ai pacchetti, perché con questo sistema hanno aggirato le regole sul prezzo imposto. Ci trovo un sinistro parallelismo col Viper Theatre: non sai mai quanta gente ci trovi dentro, perché il pubblico fiorentino è imprevedibile e sfuggente come un tabaccaio tedesco.

Pensavo che i Giardini di Mirò che musicano Il fuoco di Giovanni Pastrone, capolavoro del muto restaurato dal Museo Nazionale del Cinema, a 10 euro d’ingresso, attirassero al massimo 18 persone, e invece alle 11.00 fuori dall’avveniristico spazio in via Pistoiese c’era una fila sconsiderata. Sconsiderata soprattutto perché la fila si era (spontaneamente?) dispiegata in mezzo al fango antistante, anziché disporsi (come lo status dell’homo sapiens suggerirebbe) sulla comoda e pulita banchina in mattoni. A chi si metteva sui mattoni, dando così l’idea di voler fare il furbo, quelli della fila nel fango urlavano “incivile!”. Un’atmosfera surreale che si sarebbe adattata meglio a Bunuel che a Pastrone.
Siamo stati lentamente ammessi uno ad uno, sciaguattando nella mota, e una bella selezione musicale ha allietato l’attesa dello spettacolo vero e proprio.Giardini di Mirò vs. Il fuoco

Non è la prima volta che si assiste a una sonorizzazione dal vivo di un film muto, ma qui l’originalità conta poco: l’operazione in sé è sempre meritevole, perché rimette in circolazione film del passato che altrimenti sarebbe difficile reperire, e che se proiettati in una classica sala cinematografica, forse attirerebbero ben meno pubblico.
L’affinità tra il film dannunziano e l’indie psichedelico dei Giardini è tutta da capire, e infatti sono loro stessi a rivelare, nella presentazione dello show, di aver avuto non pochi timori alla prima visione del film. L’affinità alla fine, seppur non elettiva, si è trovata, e le musiche composte dai Giardini di Mirò per Il fuoco sono tutt’altro che sconnesse dal film, e anzi con esso sempre perfettamente amalgamate. Lo spettacolo dura una cinquantina di minuti e si gode da seduti, gli occhi fissi ad uno dei tre schermi dove vengono proiettate le immagini in giallo-nero, le orecchie tese ad un unico lungo brano che cambia timbrica e sonorità a seconda dei momenti. Da parti più dilatate e “rumoristiche” si aprono ritmi che si fanno via via più serrati, pur senza mai staccarsi radicalmente dal mood generale. La bellezza del film ha un peso notevole nella riuscita della serata, ed eleva la musica, già buona di suo, ad un livello più alto di quanto forse non sarebbe se privata del supporto visivo. Non è un demerito, perché di una sonorizzazione dal vivo si tratta e non di un concerto, però la band emiliana sembra sfruttare solo a metà l’opportunità fornitagli da un progetto sul quale avrebbero potuto osare sperimentazioni più estreme.
Una serata piacevole, e una maniera intelligente e fresca di servire due piatti che singolarmente risultano piuttosto indigesti, ma che uniti trovano nuovo sapore e danno a chi li gusta la sensazione di aver assaggiato qualcosa di unico. Speriamo accada più spesso.

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