GiOtto: Studio per una tragedia | in scena @ Viper, 27gen2008
Pubblicato lunedì, 28 gennaio 2008
È stato un vero e proprio debutto per Anna Meacci, nelle vesti di direttrice artistica, quello di stasera al Viper, finora noto soprattutto per i concerti e per il teatro della domenica pomeriggio. Perché per la prima volta nel bellissimo spazio delle Piagge il teatro era protagonista in prima serata, e non Tra la partita e la cena (così si chiama la rassegna domenicale che riprenderà tra febbraio e marzo).
Di scena il giovanissimo Giuseppe Provinzano, con uno spettacolo da lui scritto e realizzato assieme a Gabriele Gugliara (nella parte sonora, molto importante nell’economia complessiva), Fabio Bozzetta, Fernanda Filippi e il vecchio Santambrogio a far funzionare un po’ tutto. Si chiama GiOtto: Studio per una tragedia, ed è il terzo della serie tutta incentrata su quei fatti di Genova di cui sarebbe comodo dire “sappiamo già tutto”, quando in realtà chissà quali e quante verità ancora aspettano di venire a galla.
Lo spettacolo è un monologo appassionato e accorato su quei tre giorni maledetti, più vicino a una cronaca a posteriori che non a una drammatizzazione. Provinzano racconta cinque punti di vista diversi, o meglio sarebbe dire punte, perché è sulle punte di un pentacolo demoniaco disegnato dai fari in terra che hanno luogo. Un anfitrione, la voce dei movimenti no global, un black block, un poliziotto, un satanico Berlusconi appena intravisto di spalle. Diverse fotografie degli eventi narrati calano dal soffitto legate a catenine e illuminate appena. Una sagoma nel centro del pentacolo.
Lo spettacolo dura più di un’ora e mezza, e ad essere sinceri scende giù con difficoltà: Provinzano è acerbo, e tiene con affanno la scena, tradendo l’emozione dell’ingenuità e del non aver ancora trovato la giusta distanza dai fatti che racconta. Sono cose pesanti come macigni, e il monologo non è certo la forma adatta a chi ha poca esperienza. E anche il testo, che ha pure dei buoni momenti, non getta nuova luce su quanto “già sappiamo”, né riesce ad essere veramente coinvolgente, restando sempre meno intenso dei fatti che racconta.
Ma non è questo che più merita d’esser detto su GiOtto. Le attenuanti del caso ci sono tutte, e a rinvigorirle c’è il fortissimo senso civile dei nostri, che con coraggio affrontano a viso scoperto una tragedia che ancora non è conclusa. Non è poco, soprattutto riguardo a un fatto che è ancora una ferita viva del nostro bel Paese e non ancora memoria storica. Conoscendo i trascorsi dell’Italia, ciò difficilmente accadrà, appannaggio del ben più collaudato “volemose bbene”: quel giorno, Provinzano e compagnia potranno dire di aver dato fiato alla loro denuncia. Molti altri mostri sacri del teatro non potranno fare altrettanto. Al più potranno vantarsi la miliardesima rilettura del Romeo e Giulietta…
Commenti
4 commenti a “GiOtto: Studio per una tragedia | in scena @ Viper, 27gen2008”
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da giuseppe provinzano
caro davide morena,
io nn so chi tu sia…apprezzo la tua sincerità…ma mi sembra che tu ci vada giù un po con troppa semplicità di parole visto che forse nn ti è stato comunicato che trattavasi di uno studio…ma nn per giustificarmi
vorrei invitarti a roma il 5 -6-7 marzo al cometa off…dove forse l’acerbo sarà un po più maturo.
e prima di dire “poca esperienza” mi informerei…cmq…w la libertà di parola…
ps.la stella demoniaca è ben altra cosa, te lo dice uno che prima di mettere una stella ha studiato per mesi sul significato
le catenine delle foto le hai viste solo tu
caro davide,
io quella sera al Viper c’ero e mi chiedo ma che cazzo di spettacolo hai visto?
o forse eri uno di quelli che bivaccava tra sala e bancone alcolici?
forse lo spettacolo era si un po lungo…forse un po troppe parole…ma io non so quanto tu frequenti i teatri…non so se tu conosci la compagnia SuttaScupa…e quindi immagino tu non sai quale sollievo a vedere che esistano di queste compagnie e di questi attori.
non giudicaree please.
io al posto tuo accetterei l’invito e il 5 tutti a Roma
gaia
ragazzi sinceramente non mi aspettavo una reazione così violenta… anche perché ho letto e riletto quello che ho scritto e non mi sembra proprio un giudizio così negativo come deve essere sembrato a voi. tre righe di critica, a cose che sinceramente ritenevo pacifiche (troppo coinvolgimento emotivo, qualche “zoppicata” con la memoria del testo, ed altro che a questo punto è meglio evitare) a fronte di venti di plauso che probabilmente sono scritte con l’inchiostro simpatico, visto che passano inosservate…
mi dispiace sinceramente questo atteggiamento di sufficienza: giuseppe mi concede la libertà di parola, gaia mi invita a non giudicare… eh, no, ragazzi: chi non vuole essere giudicato non sale su un palco. su questo blog non c’è scritto da nessuna parte “sono il più grande critico teatrale del mondo”: mi limito a fare lo spettatore, a dire la mia dopo aver visto uno spettacolo, attento e composto in quarta fila e non a bivaccare “tra sala e bancone alcolici”, senza avanzare alcuna pretesa di maestà.
se l’unica reazione che ammettete nel pubblico è quella da sindrome di Stendhal, beh, allora scrivetevele da soli le recensioni: la prossima volta starò alla larga, state tranquilli…
caro davide,
leggevo l’altro giorno questa pagina e ridevo.Oggi apro il giornale e rido ancora di più.
da La Repubblica di lunedì 28 aprile ‘08 (pag.43)
IL G8 DI GENOVA TRA FOTO E GESSO
I fatti del 2001 al G8 di Genova tornano in scena con lo spettacolo di un alfiere dei SuttaScupa, Giuseppe Provinzano, 26anni, che, a differenza di Fausto Paravidino, al cui testo sul tema in qualche modo si riattacca, vi partecipò. I 65 intensissimi minuti del suo GiOtto, studio per una tragedia, di cui è l’unico interprete, iniziano col racconto del viaggio verso la manifestazione chiarendone le attese, mentre al suolo, sotto le foto attaccate ai fili trasparenti della graticcia, segna via via col gesso, in alfabeto greco, le sezioni della tragedia che si susseguono e si cala con minimi ritocchi di vestiario nei diversi personaggi. Ascoltiamo le previsioni dei compagni, dei NoGlobal in arrivo, della polizia, per trovarci sul posto, in piazza Alimonda dove l’entusiasmo cede il posto all’angoscia, e piombare nell’orrore della Diaz,e di Bolzaneto, dove tra i carabinieri fanno capolino i “figli del popolo” di Pasolini, e si sentono le voci registrate dei testimoni o delle guardie in un quadro di sonorità impressionanti. E la serata tremenda e tarvolgente ci conduce dentro i fatti con una ricostruzione vera e paradossale dell’assurdità colpevole in cui viviamo. Da vedere assolutamente_FrancoQuadri” .Mica uno qualunque.
forse non ha tutti i torti il diretto interessato a infastidirsi (anche se io al suo posto non t’avrei scritto, in questo ha sbagliato) e non sbaglia neanche tale Gaia a giudicarti come uno dal giudizio facile. Forse dovevi accettare l’invito di cui sopra e ricrederti magari. Non te la prendere però e continua a scrivere perchè chi ti conosce sa che a te piace essere pungente e anche se i tuoi scritti sono sempre molto affascinanti ti lasci sempre andare alle punzecchiature “Stile Morena” si dice oramai a Firenze.
io sono un tuo estimatore e un tuo difensore…ma a volte sbagli anche tu e questo è proprio il bello di te.
ciao giovanni